Il tema del meeting 2017

IL PROBLEMA DELL’ESISTENZA DEL MONDO È LA FELICITÀ DI OGNI SINGOLO UOMO

Il Meeting del libro usato non è solo compravendita di libri. È per tutti l’occasione di fermarsi a guardare con più attenzione la realtà e la corrispondenza con le esigenze più profonde del nostro cuore al fine di darne un giudizio.

Il Meeting è, come suggerisce il nome, soprattutto incontro. Incontro con libri, autori, testimoni, protagonisti della cultura e del giornalismo attorno ad un tema che ci interessa e che ci provoca. Per questa ragione il titolo del Meeting del libro usato di quest’anno trae origine da una frase espressa da Don Luigi Giussani nel volume All’origine della pretesa cristiana[1] che dimostra essere di grande attualità visto il dibattito recente che ci richiama ad un giudizio sul valore della vita umana, in qualunque condizione essa si presenti, e sulla sua tutela da parte della società e dello Stato.

Prima di trattare della felicità dell’uomo è inevitabile infatti premettere, e ribadire, il valore unico e assoluto della vita umana in se stessa che, dal primo istante della sua concezione fino all’ultimo passo della sua decrepita vecchiaia, non ha nulla di paragonabile a sé nell’universo tanto che tutto il mondo non vale la più piccola persona umana[2]. La dignità dell’essere umano non può essere ridotta alle macromolecole, all’efficienza di un corpo o all’elasticità di un intelletto, perché c’è un fattore che lo determina che non si può misurare con analisi scientifiche e questo è l'”io” o coscienza di sé, a qualunque livello essa si trovi. L’io infatti è l’autocoscienza del cosmo e tutta la realtà è fatta per l’uomo tanto che quando Dio ha creato l’universo non lo ha fatto per l’umanità in generale ma per il singolo uomo, originale e irripetibile, plasmato e intessuto nelle profondità della terra.

La singola vita umana è dunque avvolta nel Mistero intorno alla sua precisa origine e fine, ma certamente il fatto che essa non venga data da sé e che non si possa prolungare nemmeno di un giorno rivela la sua sacralità inviolabile e la sua dipendenza da un Altro, che le ha posto in cuore un innato desiderio di senso e un esplicito e costante anelito ultimo alla felicità (qui intesa come permanente letizia interiore e non legata all’euforia momentanea degli eccessi o al soddisfacimento del possesso di beni).

Soffermandosi su questo bisogno profondo di felicità, insito in ognuno, risuonano come vere le parole di un agnostico quale Giacomo Leopardi: Se la felicità non esiste, cos’è dunque la vita?[3]. La vita appare dunque strettamente legata al suo desiderio di felicità, senza il quale essa risulterebbe vuota. In ultima analisi infatti la felicità appare il discrimine tra quanti, in condizione di gravi malattie e infermità, invocano la morte e quanti invece gridano la gioia di esistere. Ed è questa domanda di felicità a cui l’uomo deve trovare la risposta per dare compimento alla propria esistenza. La felicità infatti è il compimento, ossia l’essere pienamente uomini, cioè coscienti della propria incommensurabilità e irriducibilità e questo sguardo è quello mostrato da Gesù che, come mai nessuno prima o dopo di lui, ha mostrato un forte impeto per il valore e la felicità dell’individuo, tanto da dichiarare: Quale vantaggio avrà infatti l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima?[4]. In questo modo Gesù dice all’uomo che vale più del mondo e non può ridursi a vivere accontentandosi di essere meno di questo. Il mondo è in funzione della felicità di ogni singolo uomo e la società e lo Stato stesso, per il principio di sussidiarietà, sono al servizio della persona e non il contrario, per cui se uno non è dotato di efficienza sufficiente per incrementare la ricchezza del paese viene eliminato. Quando l’uomo si sente guardato per la sua effettiva prodigiosità non può che esplodere in un grido di riconoscenza:

Che vale il mondo rispetto alla vita? E che vale la vita se non per essere data?[5]. È nell’atto di consumarsi per qualcuno, quel singolo che è il familiare, il vicino di casa, il collega, il prossimo, che si sperimenta la paradossalità della legge dell’esistenza: la felicità si ottiene attraverso il sacrificio, cioè nel “rendere sacro” ciò che era tale fin dal principio: ogni istante di vita dell’uomo.

Gli incontri del Meeting, attraverso i suoi ospiti e testimoni, saranno dunque l’occasione per approfondire questa prospettiva sulla felicità del singolo uomo e le responsabilità personale e collettiva che ne conseguono.

Tutti gli incontri saranno a ingresso libero e si terranno alle 20.45, presso il Teatro della Parrocchia delle Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, Via S. Botticelli, 5 – Brescia.


[1] LUIGI GIUSSANI, All’origine della pretesa cristiana. Volume secondo del PerCorso, 1ª ed., Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, BUR Saggi, 2013, p.105.
[2] Ibi, p.104.
[3] GIACOMO LEOPARDI, Lettera a A. Jacopssen, 23 giugno 1823.
[4] Mt 16, 26
[5] P. CLAUDEL, L’Annuncio a Maria, BUR, Milano, 2001, p.179.

Spiegazione del titolo del Meeting del libro usato 2017